Capita spesso che, anche se siamo in grado di finire gli studi, di portare a termine  un percorso universitario, di svolgere con capacità e professionalità il nostro lavoro, non riusciamo a provare lo stesso senso di efficacia quando si tratta di smettere di fumare o di mangiare. Senza chiamare in causa la malattia mentale, la nevrosi o concetti come l’inconscio, è possibile capire i motivi che ci fanno perdere il  controllo sul cibo. Le persone che hanno problemi di sovrappeso o obesità si fanno spesso domande come queste: “Perché sono più grasso di quello che vorrei essere?”,” Perché, nonostante non voglia, mi ritrovo davanti al frigorifero, nel bar, in pizzeria, a mangiare cibi che so di non dover mangiare se voglio raggiungere il mio obiettivo?”

Alcune volte può accadere che le stesse domande se le pongano persone che “ credono” di avere un problema di peso corporeo, anche se non l’hanno; semplicemente non accettano la forma che ha il loro corpo.

In realtà la maggior parte di noi mangia “involontariamente” perché non è consapevole di tutti i fattori che influenzano la scelta e la quantità dei cibi a prescindere dal senso di sazietà.

La maggior parte di noi non sa che ogni giorno, ad ogni pasto, gli stessi meccanismi che ben conoscono i pubblicitari e chi si occupa di marketing a tempo pieno, agiscono sulle nostre menti condizionandoci a mangiare più di quanto vorremmo. A fronte di tutto questo la risposta data al problema è sempre la stessa: la dieta.

Nonostante si sappia che la dieta non risolve efficacemente il problema del peso corporeo, vari professionisti continuano a proporre il solito modello di “restrizione alimentare” condannando le persone a riprendere in pochi mesi il peso perduto. Questo perché la dieta agisce su meccanismi diversi da quelli che ci fanno mangiare. I dietologi e le diete focalizzano l’attenzione su ciò che molti medici ma anche molti pazienti già sanno. Sappiamo, infatti, cosa dobbiamo o non dobbiamo mangiare il problema è che non riusciamo a capire perché mai continuiamo a farlo; anche quando siamo sazi, anche quando ciò che mangiamo ci disgusta. Le diete tradizionali gettano la maggior parte delle persone nella disperazione, le spingono ad enormi privazioni e, dopo un po’, le lasciano sole nelle loro difficoltà. Ben presto riprendono peso e dopo un po’ di tempo si ricomincia con un’altra dieta che promette di farci dimagrire efficacemente e si ricomincia il giro!!!

Le persone continuano ad avere problemi sul cibo perché non sanno cosa li spinge a mangiare più di quanto vorrebbero. Lo schema dietetico è lì, spesso attaccato al frigorifero, in bella vista, ma qualche cosa ci spinge a “sgarrare” e ci convinciamo che siamo noi i colpevoli e gli smidollati.

In realtà vi devo dire che non è così. Non è colpa vostra ma è colpa del fatto che non vi hanno spiegato quali sono i fattori che influenzano le nostre scelte alimentari e la quantità dei cibi che mangiamo. Non vi hanno detto, infatti, che la quantità di cibo che ognuno di noi assume, quotidianamente, dipende in gran parte dall’ambiente che ci circonda. Essere in sovrappeso significa mangiare più di quanto il nostro organismo dovrebbe mangiare ma, contrariamente a quanto pensiamo, noi mangiamo troppo non per fame ma perché influenzati, senza esserne consapevoli, dalla famiglia, dagli amici, dalla grandezza dei piatti, dalle luci, dalle etichette forme e colori dei cibi, dagli odori, dalle confezioni, dalla difficoltà che abbiamo a riconoscere il senso della fame/sazietà.

E’ per rispondere a queste domande che è nata la psicologia dell’alimentazione. Per spiegare alle persone i meccanismi che incidono sul nostro modo di mangiare e sulle nostre scelte.

Non propone “diete”. Al contrario,  aiuta  le persone a riprogettare il proprio ambiente in modo che si possa mangiare con gusto senza ingrassare e senza sensi di  colpa. Il cibo è uno dei grandi piaceri della vita e non qualcosa cui si deve rinunciare. Il problema non è nel cibo ma nella quantità che ne mangiamo e spesso questa quantità non siamo noi a deciderla.

ESERCITAZIONE

Rispondete alle seguenti domande.

  • Mi capita  raramente di lasciare del cibo nel piatto
  •  Se, a fine pasto, mi presentano  il dessert  tendo a mangiarlo anche se sono sazio/a
  • Se ci sono più pietanze tendo ad assaggiarle tutte (es. più tipi di formaggio, più gusti di mignon)
  • Lascio che altre persone decidano la mia porzione
  • Al ristorante mi lascio suggerire le pietanze da ordinare dal cameriere o dal menù
  • Quando sono in compagnia mangio di più di quando sono solo
  • Mi capita spesso di mangiare fuori pasto
  • Prima di andare a fare la spesa non preparo mai una lista dei prodotti da acquistare ma li scelgo “al momento” al supermercato
  • Mi capita di mangiare anche quando non sono veramente affamato/a
  • Alla fine della giornata so dire, con esattezza e precisione, tutto quello che ho mangiato e bevuto
  • Negli ultimi anni il mio peso è aumentato
  • So esattamente la quantità di olio che utilizzo per i condimenti

Se avete collezionato più di tre risposte positive, allora appartenete, come la maggior parte di noi, alla categoria dei “mangiatori inconsapevoli”. Siete le persone giuste per leggere questo libro e per trarre utilità dai seguenti capitoli. Se poi vi capiterà in questo viaggio di perdere anche del peso … ben venga.

Paola Medde

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